25 ottobre 2014

 

Riflessologia plantare, 7 cose da sapere per utilizzarla al meglio

 

Tra le varie tecniche naturali che aiutano il nostro benessere una delle più conosciute ed efficaci è la riflessologia plantare.

Gli operatori del benessere che la praticano si stanno diffondendo, offrendo così la possibilità a molte persone di beneficiare dei suoi effetti positivi.

Scopriamo 7 aspetti utili da conoscere, che non sempre troviamo nei vari libri disponibili e tra le tante informazioni presenti in rete.

 

1) E' naturale, è semplice

 Si tratta di una tecnica naturale, non invasiva, che si pratica con le sole mani. Può essere utilizzato qualche piccolo strumento, come qualcosa di appuntito, per i pochi punti difficili da raggiungere con le dita o, ad esempio, come il particolare bastoncino utilizzato nella Riflessologia Plantare Thai. E' possibile integrare il trattamento con oli essenziali e creme, oppure con i colori (cromoterapia), la musica, gli aromi o altro ancora. Tutte cose che possono migliorare l'efficacia del trattamento.

Ma per la riflessologia serve davvero poco: una poltrona o un lettino per il ricevente, che deve essere comodo, una seggiolina per l'operatore. I piedi da una parte, le mani dall'altra. Così, nella sua semplicità, è stata praticata per millenni come uno straordinario strumento di benessere.

 

2) Indicazioni e controindicazioni

Si tratta di una tecnica di benessere indicata a tutti. Molti non sanno che è particolarmente efficace anche sui bambini. Con gli anziani permette di intervenire quando magari organi e apparati non sono più al meglio o quando la motilità è assai ridotta.

I casi in cui è meglio non praticare la riflessologia plantare sono davvero pochi. E' comunque importante valutare la situazione della persona nella sua completezza.

Se il vostro riflessologo è un naturopata o un operatore del benessere professionista, vi sottoporrà ad un'anamnesi iniziale e vi saprà consigliare nel caso il trattamento non sia indicato.

 

3) E' il nostro organismo che recupera il benessere

La riflessologia plantare stimola la reazione del corpo, affinché intervenga al riequilibrio necessario. Utilizza l'innata capacità di auto-guarigione, caratteristica che la natura ci ha fornito e che ci permette di recuperare lo stato ottimale di benessere.

La bravura dell'operatore è sicuramente un elemento importante ma la cosa più importante è appunto la reazione dell'organismo al trattamento. Questo spesso spiega le differenze sull'esito e sui tempi di risposta per le diverse persone.

 

4) Le mappe

Esistono varie “mappe”, che permettono di localizzare i punti riflessi, che comunque in larga parte coincidono. Così avremo, guardando la pianta del piede, le dita che corrispondono alle zone della testa e, scendendo verso il tallone, troveremo le altre parti del corpo.

Le mappe hanno importanza per una localizzazione di massima ma non devono essere interpretate in modo rigido. Chi pratica la riflessologia sa che non ci sono piedi uguali ad altri. In realtà ciascuno di noi dovrebbe avere la propria mappa. Sarà la capacità del riflessologo ad integrare le mappe generiche con i piedi che si stanno trattando.

 

5) Le tecniche

Anche di possibili tecniche ne esistono diverse, in base alla zona di provenienza, allo scopo per cui si esegue il trattamento e alla “profondità” su cui si intende operare.

E' importante evidenziare che la riflessologia plantare non è “un massaggio del piede”. I piedi, senza dubbio una delle meraviglie del nostro corpo, meriterebbero certo un massaggio quotidiano, e il piacere che questo procura è indubbio, ma nella riflessologia sono un tramite, una zona del corpo che permette di intervenire sulla persona.

 

6) Il livello di intervento

Con la riflessologia plantare si può intervenire su molti disturbi e lo si può fare con varie tecniche che muovono diversi livelli di reazione dell'organismo.

Il trattamento infatti può andare da una stimolazione fisiologica a trattamenti energetici in cui è possibile intervenire anche su blocchi energetici creatisi nel tempo. Quello che non cambia, quando il trattamento offre la stimolazione appropriata, è l'efficacia.

 

7) Il dolore

Questo è uno dei luoghi comuni che capita di sentire. Il timore che sia un trattamento doloroso. Mettiamola così: la riflessologia plantare potrebbe essere dolorosa ma non lo deve essere per forza. Dipende dalla situazione della persona, dal disturbo su cui si interviene, dal trattamento che si mette in atto. Purtroppo, dobbiamo aggiungere, anche dalla preparazione del riflessologo. Ho conosciuto persone che conservavano un ricordo traumatico della riflessologia e si sono stupite molto nello scoprire che la riflessologia è anche piacevole.

Ci sono organi del corpo e disturbi che richiedono grande delicatezza, altri che hanno punti riflessi dolorosi. Quello che consiglio sempre è di non impressionarsi in caso di dolore. Via via che il livello di benessere della persona migliora, i punti dolenti smettono di esserlo. Il punto doloroso è un indicatore, un segnale di necessità, su cui intervenire.

In linea di principio, se i trattamenti sono sempre e costantemente dolorosi possiamo fare due ipotesi: che il benessere della persona sia stato un po', diciamo così, trascurato e allora bisogna armarsi di un po' di pazienza, oppure che il riflessologo sia dotato di un'aggressività da cui sarebbe bene sottrarsi...